IL SOGNO, L'INCUBO E IL SACRILEGIO

Questo nuovo libro di Aldo Onorati è composto da tre romanzi brevi, raccolti insieme per la loro atmosfera surreale. Essi uscirono molti anni fa separatamente, e il primo fu tradotto e pubblicato in Corea del Sud da Han Hyeng Kon, dantista e italianista dell’università Hankuk di Seoul; gli altri ebbero giudizi molto positivi da Giorgio Bàrberi Squarotti, Paolo Pinto (che ha curato un saggio critico introduttivo per la presente edizione), Giorgio Saviane, Ferruccio Ulivi. Sono testi un po’ fuori della tematica centrale di Onorati, legata all’antropologia dei Castelli Romani, ai famosi “Ominidi” lodati da Domenico Rea e Sergio Quinzio. Qui, in un’allucinazione di cose e accadimenti, viene creata un’atmosfera “fuori dal quadro della narrativa italiana contemporanea”, come scrive Paolo Pinto, e come ribadisce Ferruccio Ulivi:” racconto in una dimensione acutamente nuova”.

L’amore, il dramma legato indissolubilmente ad esso; la posizione di estraneità dell’uomo in quella che si suole definire razionalità della causa e dell’effetto; i paesaggi onirici; i personaggi incisi con forza icastica che li rende indimenticabili; una sorta di maledizione a priori che conduce i destini umani, e l’impossibilità d’una redenzione; fanno di queste tre opere una sorta di rinnovato tardoromanticismo, ma con le esperienze di tutte le avanguardie del Novecento europeo. Sembrano reali, nella loro irrealtà, per il fascino dell’impossibile (scrive Giorgio Saviane) e per l’equilibrio in cui i racconti sono “mirabilmente condotti fra sogno, incubo, visione e allegoria della tragicità intrinseca del rapporto d’amore” Giorgio Bàrberi Squarotti).

[dal b
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